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PUBBLICO IN DELIRIO PER LO SPETTACOLO “IO NON SONO UN GABBIANO”

Terzo spettacolo, terzo immenso successo per la compagnia teatrale lombarda Oyes, e con un applauso lunghissimo che si è concluso, da un pubblico incontenibile e attento, emozione pura.

Parliamo dello spettacolo “Io non sono un Gabbiano” messo in scena ieri sera, 11 gennaio al Teatro Comunale, primo appuntamento della Stagione Teatrale organizzata dal Comune di Massafra.

Si era capito dall’esordio la portata del lavoro messo in scena, quanti attori, quanti personaggi, qualcosa di rarissimo ed eccezionale, impossibile rimanere inermi davanti a cotanta bellezza.

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Si inizia col botto, la scena del nudo di Kostjia annunciato da tempo arriva quasi nella scena iniziale, è il funerale di sua madre Arkadina, è fra un mix di comicità e dolore che pervaderà l’intero atto, il protagonista ci sconvolge con una dichiarazione appassionante, terminata con un bacio sulle labbra a sua madre. Quel nudo nasconde una miriade di significati, ma nemmeno uno di questi cela per un solo istante la volgarità, è trascendentale l’intensità della performance, sono tante le scene che si susseguono creando una tensione emotiva fortissima che si alterna ad un tocco di comicità che alleggerisce la portata della trama. Il messaggio dello spettacolo è tremendamente amaro, infelice, ogni tipo umano ha il suo tormento, protagonista è l’amore in assoluto, quello triste e tormentato di Kostjia, quello mal riposto di Mača che finisce per ‘accontentarsi’ dell’amore di un semplice maestro elementare pur di non sentire più quel vuoto che l’affligge, la freddezza assoluta con cui il dottore descrive i meccanismi della vita e il funzionamento del cuore. E’ inutile dire che il colloquio con il microfono è sconcertante, divertente ma non lascia mai la velata tristezza di una condizione inaccettabile. Nina che non ricambia l’amore di Kostjia e scappa, Sorin che quando apprende dal gruppo della sua morte rimpiange tutto ciò che avrebbe voluto fare. Ogni personaggio espone la sua idea dell’amore ma tutto appare collegarsi a Kostjia, infatti a lui si rivolgono tutti per presentare alla fine i tratti salienti che li contraddistingue. Ogni aspetto dalla musica, ai suoni, ai vestiti, dagli effetti del microfono sono curati e hanno l’obiettivo chiaro di emozionare, parlare di insoddisfazione.

Presentare delle riflessioni dalla profondità disarmante accompagnata da un’ironia sopraffina non è roba da poco, è genio, è Stefano Cordella, ideatore e regista di questo capolavoro.

Dalla descrizione sulla locandina e dall’intervista già si intravedevano i presupposti di uno spettacolo magnifico, ma respirare quell’atmosfera ha dato al pubblico il colpo di grazia, in subbuglio nel finale, incontenibile nel congedo. Gli attori hanno anche invitato i presenti al bar accanto per un confronto su ogni argomento compreso lo spettacolo, eccelsi. Ci sono sembrati così tanto vicini, li conoscevamo, eravamo noi tra sogni desideri e delusioni. Se sapevamo che la materia trattata non era fra le più felici, come da Cechov, la sensazione che a fine spettacolo ci siamo portati dentro e a casa è stata la vera sorpresa, ci hanno mosso l’amore per il teatro contemporaneo ma per l’arte in generale.

Grazie per quest’ora e mezza di pura magia, grazie per averci portato un autore così apparentemente lontano da noi, così vicino a noi, grazie per averci mostrato ancora una volta l’immensa bellezza dei classici letterari senza tempo.

Noi massafresi vi amiamo e vi seguiamo perché ad ogni spettacolo sembrate superarvi e saremo qui ad applaudirvi ancora sperando di assistere ad una nuova performance. L’inchino dobbiamo farlo noi dinanzi al vostro inesauribile talento.

Grazie Compagnia Oyès, a tutti quanti!

Angelica Grippa


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