Monumenti e luoghi di interesse

Chiesa Madre
La "Chiesa Madre", dedicata al Santissimo Crocifisso, fu la prima chiesa ad ospitare il "Capitolo collegiale". Fu costruita nel XVI secolo su un'antica cripta, forse dedicata a San Lorenzo e fu consacrata da monsignor Giacomo Micheli l'11 febbraio del 1582. Nel XVIII secolo venne ricostruita la parte terminale e vennero aggiunti all'interno degli altari, che coprirono gli affreschi cinquecenteschi.

La chiesa presenta la facciata e i fianchi ad arcate cieche, coronate da caditoi simili a quelli presenti sul castello. La facciata, con rosone è coronata da un timpano che ospita la statuetta chiamata "Sante Miseriédde". All'interno ospita il Cristo sospirante. Vi ha sede la "Venerabile arciconfraternita del Santissimo Sacramento", fondata nel Cinquecento.

Santuario della Madonna della Scala
Il Santuario è situato all'interno della gravina omonima ed è accessibile tramite una maestosa scalinata di 125 gradini, che secondo la tradizione popolare non possono essere contati, in quanto scendendo le scale risulta un numero e salendo un numero diverso.

L'attuale santuario, dedicato alla Madonna della Scala, fu costruito sopra una cappella più antica a partire dal 1729, su progetto dell'ingegnere Scarcia di Taranto, e venne terminato ed aperto al culto nel 1737. La facciata è in stile barocco e l'interno è a croce latina.

Sull'altare maggiore è collocata l'icona della Madonna della Scala. Alle pareti si trovano altri sei altari, tre per lato: vi si conservano un dipinto di Nicola Galeone che rappresenta il Miracolo delle cerve e sedici tele seicentesche, opere della scuola di Cesare Fracanzano, raffiguranti Apostoli ed Evangelisti.

La devozione verso la Madonna della Scala trae origine dal "Miracolo delle Cerve": secondo leggenda alcuni pastori videro questi animali soffermarsi ripetutamente presso un masso tufaceo sul quale si conservava una raffigurazione affrescata della Vergine, resto di una piccola cappella crollata. L'evento, ritenuto un segno miracoloso, diede vita a pellegrinaggi devozionali e alla costruzione di una chiesa, in seguito sostituita da quella attuale.

Chiesa dei Santi Medici
La chiesa, dedicata ai santi Cosma e Damiano è situata nella cosiddetta "Serra". Anticamente si trovava sul luogo un grotta detta "della Salute", dove sgorgava dell'acqua ritenuta miracolosa. La fonte era stata dedicata ai Dioscuri, e con l'avvento del Cristianesimo venne dedicata ai due "Santi Medici".

L'attuale struttura risale al 1720 e presenta un'unica navata a pianta rettangolare. Vi si conservano affreschi del Settecento e un piccolo affresco cinquecentesco con i Santi Medici, collocato presso la sacrestia.

Durante la festa dei Santi Medici (27-29 settembre) parte da qui una processione, con le statue portate dai "muschier", che percorre l'abitato fino all'ospedale "Matteo Pagliari".

Santuario della Madonna di tutte le Grazie
Il Santuario mariano dedicato alla Madonna di Tutte le Grazie è ubicato nella parte sud della gravina della Madonna della Scala, in corrispondenza delle "Forche". Venne costruito tra il 1648 e il 1655, in seguito alla miracolosa apparizione della Vergine ad una pastorella, alla quale chiese la costruzione di un santuario sul luogo stesso. Secondo la tradizione la giovinetta andò a riferire l'accaduto al vescovo di Mottola, Tommaso Aquino, il quale tuttavia inizialmente non le credette e fu convinto a costruire il santuario solo in seguito ad una serie di intemperie.

L'edificio è ad una solo navata con quattro altari laterali. A destra dell'altare maggiore si conservano i resti della chiesa rupestre di Sant'Eustachio. All'esterno ci sono i resti di altre due chiese rupestri: Santa Maria Maddalena e Santa Parasceve.

Santuario e Convento di Gesù Bambino
Il tempio sorge nell'omonimo rione, in dialetto U' Bommin, in largo Ciura ed è affiancato da un convento francescano.

L'origine del santuario è legata ad una statuetta in cera di Gesù Bambino ritenuta miracolosa. La statuetta, acquistata la vigilia di Natale del 1846 da Isabella Accoliti Gil, sposata al nobile massafrese Francesco Broiaavrebbe infatti trasudato e tre anni dopo vi sarebbero comparse tracce di sangue. Alle preghiere rivolte da donna Isabella alla statuetta sarebbe inoltre stata attribuita la guarigione del marito, colpito da emorragia.

Il re Ferdinando II diede il permesso di costruire il santuario dedicato alla Prodigiosa Statuetta nel 1850: la chiesa e l'annesso convento vennero progettati dall'architetto Sante Simone di Conversano e la chiesa fu aperta al culto nel 1858 da Bartolomeo D'Avanzo, vescovo di Castellaneta. Nel 1945 divenne parrocchia e nel 1956 ebbe il titolo di santuario da Monsignor Francesco Potenza.

La chiesa è costituita da una sola navata, con quattro cappelle laterali. La facciata è in stile neoclassico, affiancata da due piccoli campanili a cupoletta. All'interno una teca custodisce la statuetta miracolosa; su di essa è collocata una corona d'oro donata dal cardinale Benedetto Aloisi Masella in occasione delle celebrazioni centenarie del miracolo nel 1950. Il santuario è una delle cinque chiese d'Europa dedicate a Gesù Bambino.

Chiesa e convento di San Benedetto
La chiesa venne edificata verso la fine del Seicento in stile barocco pugliese, per volere testamentario di donna Maddalena Capreoli. I lavori iniziarono nel 1710 su progetto dell'ingegnere Donato Toselli, della scuola dell'architetto leccese Mauro Manieri, e venne terminata nel 1765 con denaro dell'"università" (la comunità paesana).

La chiesa ha una ricca facciata barocca ed è ad una sola navata con altari laterali, con tele di Domenico Antonio Carella e di Vincenzo Fato. L'interno è decorato a stucchi di color avorio su fondo azzurro realizzati da Saverio Amodeo nel 1764. Il pavimento del presbiterio è in marmo e al centro vi è raffigurato l'antico stemma di Massafra. Nel coro vi è un organo a mantice del 1768.

Duomo di San Lorenzo Martire
La chiesa dedicata alla Immacolata è sede della parrocchia di San Lorenzo Martire ed è chiamata anche "Chiesa Nuova".

La sua costruzione fu iniziata nel 1853, su suolo donato dalla marchesa Pizziferri e su progetto dell'architetto A. Bruni di Napoli e fu completata a cura dell'allora arciprete Antonio Ladiana. I lavori ebbero termine nel 1931 su disegno dell'ing. Giulio Giorgis di Roma.

Il colonnato esterno è di pietra locale, tagliata nelle cave di Citignano e l'interno ha pianta a croce greca, coperta a cupola, con capitelli scolpiti ed una larga iscrizione in latino sul cornicione riportante la preghiera dell'Ave Maria. Tra gli altari laterali spicca quello del Sacramento; vi si conservano tele e statue, molte delle quali provenienti da altre chiese antiche, come l'ex chiesa di Santa Maria di Costantinopoli.

La chiesa, ben visibile da qualunque punto del circondario per la grande cupola che sovrasta l'abitato, è divenuta, assieme al Castello ed ai ponti, uno dei simboli della città. All'interno si conservano le statue di San Michele Arcangelo, San Rocco, San Gerardo, Sacro Cuore, Gesù morto, Martirio dei santi medici, Santa Rita, San Giovanni Bosco, Sant'Antonio da Padova, Santa Lucia, Madonna Immacolata, Addolorata, San Lorenzo Martire, San Giuseppe e nuomerosissime tele e dipinti del 700, come La Natività , di Diego Bianco. Opere più recenti sono La Cena di Emmaus (1931) e La Madonna del Rosario (1931) di Mario Prayer e i dieci pannelli dipinti da Nicola Andreace donati nel 2000.

Insediamenti rupestri
Lungo le gravine sono presenti vari insediamenti rupestri, di origine sia preistorica, sia alto-medievale, sviluppatisi in un periodo di instabilità e decadenza (V-X secolo), con incursioni di Goti, Longobardi e Saraceni. Esistono anche delle vere e proprie chiese, cappelle e monasteri di monaci basiliani.

Torre dell'Orologio
La "Torre dell'Orologio" si trova in piazza Garibaldi, all'inizio di via Vittorio Veneto, con fronte a via Laterra. Costruita agli inizi del XVIII secolo dal feudatario Michele II Imperiale come torre civica, raggiunge un'altezza di 22 m ed è dotata di campane settecentesche. Presenta una decorazione in stile barocco, in accordo con la coeva chiesa di San Benedetto. Rappresenta il simbolo civico del paese.

Castello di Massafra
Il "Castello di Massafra" si trova nel centro storico, in località lo Pizzo e si affaccia sulla gravina San Marco.

Le prime notizie sicure del castello risalgono al 970, mentre in un diploma del 1081 il castello risulta di proprietà di Riccardo Senescalco. Con il dominio angioino, il castello assunse l'aspetto di un fortezza con bastioni e torri merlati. Subì ulteriori trasformazioni sotto gli Aragonesi e nel XVIII secolo la famiglia degli Imperiali ricostruì la torre ottagonale e la facciata verso la gravina, opera dell'architetto leccese Mauro Manieri. Il castello passò successivamente in possesso di diversi proprietari e fu infine acquistato dal Comune, che lo ha scelto come simbolo della città, commemorando l'evento con un francobollo ad esso dedicato, emesso il 13 aprile 2007.

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